L’albero di Pertico e l’Anima di Ortigia
Nelle antiche terre di Sicilia, bagnate dalle acque cobalto dello Ionio, viveva un tempo Pertico, il più abile scultore che l’isola avesse mai conosciuto. Nonostante la sua fama, Pertico portava su di sé il segno di una tragica disgrazia: aveva perso il braccio destro in un incidente in gioventù. Eppure, questa menomazione non aveva scalfito il suo genio; anzi, sembrava aver affinato la sua sensibilità, rendendo ogni opera creata con il suo unico braccio sinistro un miracolo di grazia e perfezione.
Un giorno, un’insolita sfida fu lanciata dagli dei: creare la scultura più bella mai vista, un’opera d’arte che nascesse dal mare e fosse dedicata a Zeus, il Padre degli Dei. Pertico accettò la sfida con l’umiltà del vero artista. Si recò sulle coste rocciose di Ortigia, l’isola sacra a Siracusa, e lì, giorno dopo giorno, attendò l’ispirazione dalle onde. Infine, dalle profondità marine, emersero conchiglie iridescenti, alghe sinuose, e frammenti di corallo che sembravano danzare. Con il suo unico braccio, Pertico lavorò instancabilmente, plasmando quelle meraviglie marine in una figura maestosa, così vivida da condurre in un’altra dimensione.
Quando l’opera fu terminata e presentata agli dei sull’Olimpo, un’ovazione risuonò tra le vette. Zeus stesso fu commosso dalla bellezza e dalla devozione celate in quella scultura nata dalle profondità del mare e creata da un uomo con un solo braccio. Come ricompensa per il suo ineguagliabile talento e la sua incrollabile fede, Zeus decise di donare a Pertico l’immortalità, ma in una forma inaspettata.
Nel luogo esatto dove Pertico aveva plasmato la sua opera, il suo corpo iniziò a trasformarsi. La sua pelle divenne corteccia rugosa, le sue dita si allungarono in rami contorti, e il suo volto, con i suoi tratti saggi e sereni, si incise nel tronco maestoso che prendeva forma, uno strano albero dal voto saggio e vuoto all’interno. Dalle sue spalle e dal suo unico braccio spuntarono tanti rami, a simboleggiare l’infinita creatività che aveva sempre sprigionato. Le sue innumerevoli opere, frutto di anni di fatica e ispirazione, si trasformarono in un’intricata rete di radici che si estendevano in profondità sotto la terra di Ortigia, nutrendo l’albero e radicandolo saldamente alla sua amata isola.
Pertico divenne un magnifico Albero Secolare, il più antico e imponente di Ortigia. Il suo tronco porta ancora oggi incisa la sagoma del suo volto, una testimonianza eterna del suo genio. Ma la ricompensa di Zeus non si fermò qui: l’anima di Pertico fu liberata dal corpo dell’albero e continua a vivere, eterea e perenne, tra le antiche pietre, i vicoli tortuosi e il mare cristallino di Ortigia. Si dice che la sua presenza ispiri ancora oggi gli artisti che visitano l’isola, e che nelle notti di luna piena, si possa percepire la sua essenza danzare con le brezze marine, una guardiania silenziosa sulla sua opera e sulla bellezza che continua a fiorire.